Un prodotto interno lordo passato in soli due anni dal 7,1% al 4,3%, il numero di imprese sceso dal 2003 di quasi il 6%, un calo delle esportazioni nel 2009 del 6,1%, l’occupazione ridotta dell’1,5%, quasi il 70% delle imprese che nel 2009 non ha investito, le difficoltà di accesso al credito per il 28% delle aziende. Sono questi alcuni dei dati sull’agricoltura della Tuscia esposti nel corso di un incontro dal presidente della Camera di Commercio di Viterbo Ferindo Palombella e dall’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Simeone.
“Lo sviluppo di questo territorio – ha esordito Palombella – non può prescindere dalla salvaguardia e dalla valorizzazione dell’agricoltura, il nostro petrolio verde. Ed è per questo che abbiamo concordato con l’assessore Simeone di avviare una stretta collaborazione tra i due organismi istituzionali”.
Una disponibilità confermata dal fatto che come sede della sua prima conferenza stampa l’assessore all’Agricoltura di Palazzo Gentili ha scelto proprio l’Ente camerale, la casa delle imprese: “Quando sono diventato assessore – ha spiegato Simeone – la prima visita che ho ricevuto è stata quella del presidente Ferindo Palombella, avviando con lui da subito un dialogo produttivo e sinergico per renderci insieme utili al nostro territorio. Oggi ricambio la sua visita: questo incontro è quindi frutto di una pianificazione comune per valorizzare e sostenere le imprese agricole del territorio. Ho esaminato lo stato della situazione provinciale – ha continuato l’Assessore – e oramai è risaputo che le casse dell’Ente piangono. È un male comune tra le istituzioni, ma non voglio più continuare a ripetere che non ci sono soldi. Rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo, altrimenti rischiamo di abbandonarci allo sconforto. Di necessità dobbiamo fare virtù, aguzzando l’ingegno”.
Un invito raccolto dal presidente dell’Ente camerale, il quale ha dichiarato: “L’agricoltura nella Tuscia rappresenta una ricchezza non solo economica ma anche culturale e ambientale su cui investire, perché non solo è una risorsa di cui già disponiamo in abbondanza ma è anche fondamentale per vivere, tanto più ricercata se le produzioni sono di qualità. In tal senso il comparto agricolo può rappresentare la vera chiave di volta per lo sviluppo endogeno del territorio, in grado di assorbire posti di lavoro in tutta la filiera agroalimentare, di attrarre un turismo di qualità attento all’enogastronomia e ai luoghi da scoprire, di aprirsi all’agricoltura multifunzionale. Questo significa, però, sviluppare una progettualità che tenga conto delle nostre peculiarità, volgendo in positivo anche quegli aspetti che oggi appaiono come debolezze. Perché ciò avvenga dobbiamo coltivare la cultura dell’aggregazione, che si traduce in accordi e collaborazioni sia a livello istituzionale sia a livello di imprese, per costruire una rete capillare di soggetti pubblici e privati che condivida questo progetto di sviluppo”.
Concetti sostanzialmente ribaditi anche dall’assessore provinciale: “Prima di guardare avanti puntando solo sulla realizzazione dell’aeroporto è opportuno soffermarsi anche e soprattutto sulle potenzialità che la terra di Tuscia ha già in dote. Meglio un uovo oggi che una gallina domani – ha continuato Simeone –. Ben vengano perciò lo scalo e le infrastrutture, di sicuro necessari per la crescita del viterbese, ma pensiamo anche all’agricoltura. Sono convinto che da qui a cinque anni la nostra provincia si troverà di fronte ad un bivio per il definitivo sviluppo del territorio: o la Tuscia diventerà l’oasi verde, il salotto buono di Roma, o sarà condannata a essere, come sta già in parte accadendo, il quartiere dormitorio della Capitale megalopoli. O noi amministratori, insieme al mondo della politica e dell’imprenditoria, questo processo lo governiamo, o lo subiamo. Credo sia necessario dunque, sempre in un’ottica comune e condivisa, attrezzarci in modo forte e concreto per la crescita dell’economia nostrana legata all’agricoltura, esportandola oltre i nostri confini e superando le criticità di un settore che sta invecchiando”.
Tra le proposte il presidente Palombella ha posto alcuni punti da inserire in agenda: “Come Camera di Commercio abbiamo voluto che il CeFAS, la nostra Azienda speciale, divenisse nel tempo la Cittadella dell’Agricoltura ospitando gli uffici dedicati alla gestione degli Albi ed Elenchi agricoli per le certificazioni DOP e IGP, l’allestimento di una Sala panel, la formazione degli assaggiatori, il Centro studi e ricerche del Nocciolo e Castagno, lo Sportello del Marchio collettivo Tuscia Viterbese, la promozione di premi e concorsi dedicati ai prodotti tipici. Un punto di riferimento concreto e rappresentativo di tutte le istituzioni locali per puntare sull’innovazione attraverso ladiversificazione delle produzioni, l’innalzamento degli standard qualitativi, l’incremento di collaborazioni funzionali con l’Università degli Studi della Tuscia e Centri di ricerca, la creazione di consorzi di tutela. Così come è altrettanto importante il tema dell’internazionalizzazione, per il quale lo sbocco naturale potrebbe essere la creazione di un consorzio per l’export”.
Secondo Simeone, le soluzioni per lasciarsi alle spalle la fase di stallo possono essere di diverso tipo. “La Provincia e la Camera di Commercio devono promuovere in ogni modo i Consorzi Fidi – afferma –, indipendentemente dagli atteggiamenti virtuosi promossi dai diversi istituti di credito. Il mio compito d’ora in avanti sarà quello di sollecitare l’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli affinché si recuperino i fondi del PSR, la vera Finanziaria agricola, mai arrivati nella Tuscia negli ultimi cinque anni. In passato, infatti, abbiamo assistito a molte conferenze stampa, ma delle risorse per le aziende non si è vista neanche l’ombra. Vanno trovate le giuste opportunità per le imprese: non è un caso, infatti, se per l’appoderamento medio l’Italia è il fanalino dell’Europa, davanti solo alla Grecia. Sul mercato, poi, va promosso il Made in Tuscia, a cominciare da quello ‘globale’ della Capitale – ha aggiunto –, che non si riesce a scoprire né a penetrare. Anche attraverso il sostegno dell’Arsial, dunque, la Provincia e la Camera di Commercio sono chiamate a fare uno sforzo congiunto per veicolare i prodotti tipici e le eccellenze locali a partire proprio da Roma. Accanto agli elementi negativi – ha concluso l’assessore all’Agricoltura –, ci sono anche moltissimi elementi positivi che il nostro territorio può sfruttare a proprio favore. Penso per esempio al fatto che siamo la prima provincia del Lazio per numero di agriturismi. Si tratta di situazioni che ci spingono a osare insieme per creare un sistema che valorizzi le imprese contro la crisi, promuovendo d’ora in avanti la Tuscia come terra di storia, di arte e di cultura, ma anche di agricoltura”.



