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Tuscia Economica (mensile)
Tuscia Economica (Semestrale)
Rapporto sull'Economia della Tuscia



Comunicato Unioncamere "Imprese in rosa"


-1,2% le imprese individuali, bene le coop (+3,2%)
Donne in attivo in 1 provincia su 5, il doppio degli uomini
 
Roma, 6 marzo 2010 – La crisi non fa sconti all’imprenditoria femminile eppure, nel 2009 come nell’anno precedente, le ‘capitane’ d’impresa resistono meglio rispetto ai colleghi uomini. Pur chiudendo l’anno con il segno meno, per le imprese individuali a conduzione femminile il bilancio 2009 risulta meno pesante di quello subito dalle imprese con a capo un uomo: -1,2% (pari a 10.130 unità in meno), contro il -1,6% fatto registrare dai colleghi uomini.
A sostenere la migliore tenuta delle imprese al femminile hanno contribuito in maniera significativa le attività avviate da donne immigrate da paesi non appartenenti all’Unione Europea, il cui saldo è stato positivo per poco più di 3mila unità (il 6,4% in più rispetto al 2008).
Alla fine del 2009, pertanto, la quota dei titolari donne di ditte individuali sul totale risultava leggermente aumentata rispetto al 2008 (dal 25,5 al 25,6%), e corrispondente ad uno stock di titolari donne pari a 862.894 unità, concentrate soprattutto nel commercio, nell’agricoltura e nei servizi (688.694 titolari, il 79,8% di tutte le imprese individuali a conduzione femminile), come rilevato da Unioncamere e InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.
 
“Anche questo – secondo il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – è il segnale positivo di una ancora forte vitalità imprenditoriale delle donne italiane oltre che del fatto che la presenza femminile nell’economia è destinata inevitabilmente e giustamente a crescere. Sono ancora troppo poche le donne nelle ‘stanze dei bottoni’ delle aziende italiane – aggiunge Dardanello – ma, come vediamo anche oggi, sanno farsi spazio anche nei settori considerati tradizionalmente maschili”.
 
Lo scenario del 2009 si rasserena un po’ guardando alle altre tipologie di impresa in rosa, analizzate a partire dai dati – ancora parziali - dell’Osservatorio Unioncamere sull’imprenditoria femminile[1]. Escludendo le imprese individuali e quelle costituite in forma di società di capitale (vedi nota), le restanti aziende a conduzione femminile (società di persone, cooperative, consorzi e altre forme) fanno segnare infatti un aumento di 592 unità a fine 2009, pari ad una crescita dello 0,2% rispetto al 2008. In termini assoluti, meglio di tutte hanno fatto le cooperative in rosa (+866 unità); in arretramento, all’opposto, le società di persone (-711 unità).
 
 
 
 
 
Tab. 1 - Imprese femminili per forma giuridica
Stock al 31 dicembre 2009, saldi e variazioni % rispetto al 2008
 
2009
2008
Saldo
Variazione
 
 
 
 
% dello stock
SOCIETA' DI PERSONE
323.151
323.862
-711
-0,2%
IMPRESE INDIVIDUALI
862.894
873.024
-10.130
-1,2%
COOPERATIVE
28.089
27.223
866
3,2%
CONSORZI
1.057
993
64
6,4%
ALTRE FORME
3.955
3.582
373
10,4%
Fonte: Osservatorio dell'imprenditoria femminile, Unioncamere-InfoCamere
 
 
Il territorio
Facendo unicamente riferimento alle imprese individuali, dal punto di vista del territorio, in tutte le regioni si sono registrati saldi (e, conseguentemente, tassi di crescita). Scendendo a livello provinciale, tuttavia, l’imprenditoria rosa è riuscita a chiudere il 2009 in attivo in una provincia su cinque (22 delle 105 in cui sono presenti i registri delle Camere di commercio). Tra queste, meglio di tutte hanno fatto Prato (+5,2%), Crotone (+1,6), Cremona (+1,2) e Ragusa, Monza-Brianza e Rovigo (che hanno chiuso l’anno tutte con un +0,9%). Per le imprese condotte da titolari uomini il rapporto si riduce a una provincia su dieci: solo in 11 province, infatti, il bilancio del 2009 si è chiuso con il segno “più”.
 
 Tab. 2 - TITOLARI DI IMPRESE INDIVIDUALI
Distribuzione regionale dei titolari per genere al 31.12.2009
Valori assoluti, var. % degli stock rispetto al 31.12.2008, peso % delle donne sul totale dei titolari e composizione % dei titolari per regione
 
 
Anno 2009
 
 
Var.% 2009/2008*
 
 
Saldi*
Genere del titolare
Donne
Uomini
TOTALE
 
Donne
Uomini
TOTALE
 
Donne
Uomini
TOTALE
Regione
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Piemonte
68.994
202.040
271.034
 
-0,5%
-0,5%
-0,5%
 
-378
-1.060
-1.438
Valle D'Aosta
2.125
5.594
7.719
 
-4,8%
-1,2%
-2,2%
 
-108
-67
-175
Lombardia
92.318
334.804
427.122
 
-0,9%
-2,0%
-1,8%
 
-857
-6.993
-7.850
Liguria
24.823
66.321
91.144
 
-1,2%
-0,3%
-0,6%
 
-313
-207
-520
Trentino-Alto Adige
13.593
53.170
66.763
 
-0,4%
-1,6%
-1,4%
 
-60
-890
-950
Veneto
61.796
214.413
276.209
 
-0,6%
-1,9%
-1,6%
 
-363
-4.105
-4.468
Friuli-Venezia Giulia
17.660
45.145
62.805
 
-2,5%
-1,9%
-2,1%
 
-452
-897
-1.349
Emilia-Romagna
58.478
197.753
256.231
 
-0,7%
-1,8%
-1,6%
 
-425
-3.628
-4.053
Toscana
57.241
164.796
222.037
 
-0,1%
-0,8%
-0,7%
 
-57
-1.399
-1.456
Umbria
15.450
37.837
53.287
 
-0,1%
-1,2%
-0,9%
 
-16
-478
-494
Marche
27.737
77.803
105.540
 
-0,9%
-1,6%
-1,4%
 
-242
-1.240
-1.482
Lazio
73.630
190.945
264.575
 
-1,0%
-0,5%
-0,6%
 
-754
-867
-1.621
Campania
89.457
215.880
305.337
 
-0,8%
-0,6%
-0,7%
 
-747
-1.387
-2.134
Abruzzo
28.752
66.024
94.776
 
-0,7%
-1,0%
-0,9%
 
-209
-685
-894
Molise
8.735
16.972
25.707
 
-2,3%
-1,8%
-2,0%
 
-208
-316
-524
Puglia
66.295
196.056
262.351
 
-2,4%
-2,6%
-2,6%
 
-1.629
-5.322
-6.951
Basilicata
13.961
30.352
44.313
 
-1,6%
-1,7%
-1,6%
 
-231
-510
-741
Calabria
32.889
91.859
124.748
 
-0,7%
-1,2%
-1,0%
 
-247
-1.070
-1.317
Sicilia
82.311
224.425
306.736
 
-2,7%
-2,9%
-2,9%
 
-2.309
-6.698
-9.007
Sardegna
26.649
80.717
107.366
 
-1,9%
-2,5%
-2,4%
 
-525
-2.059
-2.584
ITALIA
862.894
2.512.906
3.375.800
 
-1,2%
-1,6%
-1,5%
 
-10.130
-39.878
-50.008
Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese
* Al lordo delle cancellazioni d’ufficio disposte dalle Camere di Commercio nel periodo
 
 
 
 
In termini relativi, la tenuta delle donne è stata maggiore in Toscana e Umbria, (-0,1% la riduzione, contro un arretramento degli uomini che è stato, rispettivamente, dello 0,8 e dell’1,2%). A seguire il Trentino Alto Adige (-0,4% contro –1,6), Piemonte (dove la performance dei due sessi è stata invece identica: -0,5%) e Veneto dove il divario tra donne e uomini è stato il più ampio in assoluto (1,3 punti percentuali: -0,6 per le titolari donne contro   –1,9 per gli uomini).
All’opposto, a risentire maggiormente delle difficoltà della crisi sono state le imprenditrici della
Valle d’Aosta (-4,8%), Sicilia (-2,9), Friuli Venezia Giulia (-2,5), Puglia (-2,4) e Molise (-2,3). Solo in cinque regioni le donne hanno fatto registrare performance meno brillanti dei colleghi imprenditori: nella già citata Valle d’Aosta (-4,8% contro –1,2, ben 3,6 punti percentuali di differenza), in Friuli Venezia Giulia (-2,5 contro –1,9), in Molise (-2,3 contro –1,8), in Liguria   (-1,2 contro –0,3), nel Lazio (-1,0 contro –0,5) e nella Campania (-0,8 contro –0,6).
 
Le imprese delle immigrate
Guardando al dettaglio delle imprese in rosa guidate da donne immigrate, si può apprezzare il contributo positivo in termini quantitativi che queste iniziative hanno dato al saldo annuale dell’imprenditoria femminile. Ad esclusione del Friuli Venezia Giulia (dove a fine anno si contavano 4 unità in meno tra le imprese di questo tipo), in tutte le regioni si sono registrati saldi positivi delle ditte individuali con a capo una donna immigrata. I valori assoluti più elevati si rilevano in Toscana (507), Lombardia (485), Veneto (319), Lazio (262), Emilia Romagna (255) e Piemonte (223). In termini relativi, la crescita più sensibile si è avvertita ancora una volta in Toscana (+10%), Valle d’Aosta (+9,8), Umbria (+9,3), Veneto (+8,2), Sardegna (+7,0) Emilia-Romagna e Liguria (entrambe a +6,9).
 
 
Tab. 3 - TITOLARI DI IMPRESE INDIVIDUALI IMMIGRATI DA PAESI NON-UE
Distribuzione regionale dei titolari per genere al 31.12.2009
Valori assoluti, var. % degli stock rispetto al 31.12.2008, peso % delle donne sul totale dei titolari e composizione % dei titolari per regione
 
 
 
Anno 2009
 
 
Var.% 2009/2008*
 
 
Saldi*
Genere del titolare
Donne
Uomini
TOTALE
 
Donne
Uomini
TOTALE
 
Donne
Uomini
TOTALE
Regione
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Piemonte
3.702
15.666
19.368
 
6,4%
6,3%
6,4%
 
223
935
1.158
Valle D'Aosta
67
272
339
 
9,8%
18,8%
16,9%
 
6
43
49
Lombardia
7.842
38.111
45.953
 
6,6%
2,4%
3,1%
 
485
887
1.372
Liguria
1.400
8.079
9.479
 
6,9%
7,4%
7,3%
 
90
554
644
Trentino-Alto Adige
404
2.588
2.992
 
6,6%
0,1%
0,9%
 
25
2
27
Veneto
4.233
18.493
22.726
 
8,2%
2,4%
3,4%
 
319
433
752
Friuli-Venezia Giulia
1.264
4.460
5.724
 
-0,3%
1,1%
0,8%
 
-4
50
46
Emilia-Romagna
3.951
21.557
25.508
 
6,9%
2,5%
3,1%
 
255
523
778
Toscana
5.574
21.334
26.908
 
10,0%
5,1%
6,0%
 
507
1.028
1.535
Umbria
680
2.822
3.502
 
9,3%
4,5%
5,4%
 
58
121
179
Marche
1.681
6.429
8.110
 
6,0%
5,6%
5,7%
 
95
341
436
Lazio
4.826
16.754
21.580
 
5,7%
7,7%
7,2%
 
262
1.191
1.453
Campania
4.151
11.738
15.889
 
4,6%
6,1%
5,7%
 
182
678
860
Abruzzo
1.768
4.701
6.469
 
4,7%
4,3%
4,4%
 
80
195
275
Molise
325
657
982
 
4,8%
3,5%
3,9%
 
15
22
37
Puglia
1.984
6.607
8.591
 
5,6%
3,5%
4,0%
 
106
226
332
Basilicata
324
755
1.079
 
5,2%
2,2%
3,1%
 
16
16
32
Calabria
1.586
5.812
7.398
 
2,9%
3,0%
3,0%
 
45
172
217
Sicilia
3.113
10.582
13.695
 
6,4%
4,7%
5,1%
 
186
475
661
Sardegna
843
4.427
5.270
 
7,0%
1,6%
2,4%
 
55
70
125
ITALIA
49.718
201.844
251.562
 
6,4%
4,1%
4,6%
 
3.006
7.962
10.968
Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese
* Al lordo delle cancellazioni d’ufficio disposte dalle Camere di Commercio nel periodo
 
 
La composizione strutturale delle imprese individuali femminili
Come osservato, la micro-imprenditoria femminile che si esprime nella forma dell’impresa individuale, rappresenta poco più di un quarto (il 25,6%) dell’intero stock delle imprese che adottano questo tipo di forma giuridica.
Sul territorio regionale, questa percentuale varia da un massimo del 34% (rilevato in Molise) ad un minimo del 20,4% (in Trentino Alto Adige). Oltre al Molise, il ‘muro’ del 30% di imprese individuali con a capo una donna è superato dalla Basilicata (31,5%) e dall’Abruzzo (30,3%). Prossimi a superarlo sono invece Umbria (29,3%) e Friuli Venezia Giulia (29%). Stessa distribuzione delle piazze d’onore nella graduatoria delle imprese di donne immigrate: nell’ordine Molise (33,1%), Basilicata (30%) e Abruzzo (27,3%). In quelle di rincalzo appaiono invece altri territori e, segnatamente, la Campania (26,1%), la Puglia (23,1%) e la Sicilia (22,7%).
Fatto 100 il totale delle imprese individuali femminili, invece, si può osservare come la quota più consistente sia rappresentata dalle imprese della Lombardia (dove ha sede il 10,7% di tutte le imprese individuali femminili), subito seguita dalla Campania (dove si trova un altro 10,4%). Poco distanti anche Sicilia (9,5%), Lazio (8,5%) e Piemonte (8%).
Per quanto riguarda le imprese con titolare immigrata, la regione leader resta la Lombardia, con il 15,8% di tutte le imprese di questo tipo. Segue con l’11,2% la Toscana, cui si aggiungono Lazio (9,7%), Veneto (8,5%) e Campania (8,3%) quali terre di particolare attrazione per le imprenditrici con passaporto extra-europeo.
 
 
Tab. 4 - TITOLARI DI IMPRESE INDIVIDUALI
Distribuzione regionale dei titolari per genere al 31.12.2009
Valori assoluti, var. % degli stock rispetto al 31.12.2008, peso % delle donne sul totale dei titolari e composizione % dei titolari per regione
 
TOTALE IMPRESE
di cui con titolare non-UE
 
peso % donne su totale titolari
comp. % titolari donne
comp. % titolari uomini
peso % donne su totale titolari
comp. % titolari donne
comp. % titolari uomini
Regione
 
 
 
 
 
 
Piemonte
25,5%
8,0%
8,0%
19,1%
7,4%
7,8%
Valle D'Aosta
27,5%
0,2%
0,2%
19,8%
0,1%
0,1%
Lombardia
21,6%
10,7%
13,3%
17,1%
15,8%
18,9%
Liguria
27,2%
2,9%
2,6%
14,8%
2,8%
4,0%
Trentino-Alto Adige
20,4%
1,6%
2,1%
13,5%
0,8%
1,3%
Veneto
22,4%
7,2%
8,5%
18,6%
8,5%
9,2%
Friuli-Venezia Giulia
28,1%
2,0%
1,8%
22,1%
2,5%
2,2%
Emilia-Romagna
22,8%
6,8%
7,9%
15,5%
7,9%
10,7%
Toscana
25,8%
6,6%
6,6%
20,7%
11,2%
10,6%
Umbria
29,0%
1,8%
1,5%
19,4%
1,4%
1,4%
Marche
26,3%
3,2%
3,1%
20,7%
3,4%
3,2%
Lazio
27,8%
8,5%
7,6%
22,4%
9,7%
8,3%
Campania
29,3%
10,4%
8,6%
26,1%
8,3%
5,8%
Abruzzo
30,3%
3,3%
2,6%
27,3%
3,6%
2,3%
Molise
34,0%
1,0%
0,7%
33,1%
0,7%
0,3%
Puglia
25,3%
7,7%
7,8%
23,1%
4,0%
3,3%
Basilicata
31,5%
1,6%
1,2%
30,0%
0,7%
0,4%
Calabria
26,4%
3,8%
3,7%
21,4%
3,2%
2,9%
Sicilia
26,8%
9,5%
8,9%
22,7%
6,3%
5,2%
Sardegna
24,8%
3,1%
3,2%
16,0%
1,7%
2,2%
ITALIA
25,6%
100,0%
100,0%
19,8%
100,0%
100,0%
Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese
 
 
 
 
Una prima foto settoriale delle imprese femminili
In conseguenza dell’adozione da parte delle Camere di commercio (dal mese di aprile del 2009) della nuova codifica delle attività economiche ATECO 2007 dell’Istat, il consueto confronto tra gli stock annuali per settori di attività deve essere rimandato alla metà del 2010. In attesa, è tuttavia possibile osservare come le imprese in rosa (sempre al netto di quelle di capitale) si distribuiscono tra i nuovi settori di attività.
Per quanto riguarda le imprese individuali (l’aggregato di gran lunga più consistente) la quota maggiore di imprese (il 33,3%) si concentra nel Commercio. Un altro 28,4% opera nell’agricoltura e un 10,4% nel settore delle altre attività di servizi (dall’associazionismo alla cura delle persone, alla riparazione dei beni per la casa).
Per le società di persone, le concentrazioni maggiori si registrano – ancora una volta – nel commercio (26,7%) nel turismo e ricettività (13,3%) e nell’industria manifatturiera (10,9%). Infine, per le cooperative, i settori a maggiore presenza di imprese femminili sono quelli della sanità (15,4%) e dei servizi alle imprese (9,9%).


[1] A seguito dell’attuazione della legge 28 gennaio 2009 n. 2 - di conversione del decreto-legge 29 novembre 2008 n. 185, in cui si prevede l’abolizione del libro soci per le società a responsabilità limitata e consortili a responsabilità limitata, attribuendo alla pubblicità del registro delle imprese pieno valore verso i terzi e nei riguardi della società - alcuni dati dell’Osservatorio Imprenditoria Femminile che tengono conto delle informazioni contenute nell'elenco soci (segnatamente i dati relativi alle imprese costituite in forma di Società di capitali), non sono al momento confrontabili con le passate rilevazioni e, pertanto, non sono stati elaborati.